16 maggio - Giornata mondiale della celiachia

Oggi in Italia il totale dei celiaci diagnosticati si aggira attorno ai 200.000, ma le stime calcolano oltre mezzo milione di persone. La celiachia infatti colpisce circa l’1% della popolazione mondiale ma ancora il 70% delle diagnosi sfugge: in Italia soltanto il 30% dei celiaci stimati è diagnosticato. Un fenomeno purtroppo in crescita dato che si stima che nel 2050 circa 90 milioni di persone dovranno nutrirsi senza glutine, un problema importante che richiede un’attenzione particolare.

La celiachia può manifestarti a qualsiasi età, anche avanzata. In molti casi la malattia insorge durante l’infanzia, con sintomi classici: diarrea cronica, mancanza di appetito, dolori addominali, ritardo nella crescita. Nei bambini la celiachia si manifesta solitamente a distanza di circa qualche mese dalla prima introduzione del glutine nella dieta, ma può presentarsi anche dopo il secondo o terzo anno di vita. Esistono tuttavia anche forme di insorgenza in età adulta, spesso più subdole e meno facili da riconoscere. Nella celiachia atipica gli unici segni della malattia sono prevalentemente extra-intestinali. La persona può presentare anemia, osteoporosi, problemi di fertilità, bassa statura, dolori articolari fino a complicanze molto gravi quali l’epilessia o il linfoma intestinale.

Purtroppo è una patologia dalla quale non si può guarire, può solamente essere tenuta sotto controllo attraverso una dieta che escluda tutti quei cereali che non contengono glutine; questo non significa evitare solo pasta, pane, riso, biscotti comuni, pizza ecc… ma bisogna fare attenzione anche alle insidie nascoste: sono moltissimi, infatti, i prodotti che possono contenere tracce di cereali come le salse pronte, gli insaccati o i gelati. Per gli alimenti acquistati in supermercato è perciò necessario controllare sempre la presenza della dicitura “senza glutine”.

In merito al tema ASUGI presenta al suo interno il Servizio di dietetica che si occupa della consulenza e presa in carico di pazienti ricoverati o ambulatoriali, affetti da patologie sensibili alla dieta, per i quali è necessario l’intervento nutrizionale tramite dietoterapia o nutrizione enterale, tramite richiesta di un medico ospedaliero.