15 marzo - Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla

I disturbi della nutrizione e dell'alimentazione in cifre

  • L’incidenza, stimata, dell’anoressia nervosa è di almeno 8-9 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra le donne, mentre è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi per 100.000 persone in un anno, tra gli uomini
  • L’incidenza, stimata, della bulimia nervosa è almeno di 12 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra le donne e circa 0,8 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra gli uomini
  • Tutti i disturbi dell’alimentazione sono più frequenti nella popolazione femminile che in quella maschile: negli studi condotti su popolazioni cliniche, gli uomini rappresentano il 5-10% di tutti i casi di anoressia nervosa, il 10-15% dei casi di bulimia nervosa
  • Anoressia e bulimia si manifestano più spesso tra i 15 e i 19 anni. Alcune osservazioni cliniche recenti hanno segnalato un aumento dei casi a esordio precoce e molto precoce, nei bambini
  • Nell’anoressia nervosa, il tasso di remissione è del 20-30% dopo 2-4 anni dall’esordio, 70-80% dopo 8 o più anni. Nel 10-20% dei casi si sviluppa una condizione cronica che persiste per l’intera vita.

(fonte Ministero della Salute)

Intervista con Dott.ssa Sara Monticolo Responsabile presso il Servizio Integrato per i Disturbi del Comportamento Alimentare

Intervista con Dott.ssa Sara Monticolo Responsabile presso il Servizio Integrato per i Disturbi del Comportamento Alimentare

Dott.ssa Monticolo, di cosa si occupa il Servizio Integrato per i Disturbi del Comportamento Alimentare di Trieste di cui lei è responsabile? 
Il Servizio lavora in rete e in stretto contatto con i servizi territoriali ed ospedalieri e si occupa di valutazione e presa in carico di persone con età maggiore ai 16 anni che presentano problematiche legate al comportamento alimentare - dal sottopeso e il rifiuto ad alimentarsi a problemi di alimentazione compulsiva con condotte di eliminazione, e sovralimentazione con obesità.
Dal 2019 è attivo a Trieste un tavolo di lavoro che ha come obiettivo quello di monitorare i bisogni emergenti e migliorare le buone pratiche di presa in carico secondo la logica dell'integrazione e della continuità terapeutica anche nel passaggio all’età adulta. Segue, inoltre, altre aree affini, come quella dell’obesità: l’obesità infantile è oggi ampiamente riconosciuta come predisponente, non solo a patologie metaboliche dell’adulto, ma anche all’insorgenza di disturbi alimentari in età giovanile. Il tavolo vede coinvolti tra gli altri i Distretti, i Centri di Salute Mentale, il Servizio Salute Mentale Giovani, l’IRCCS Burlo Garofolo e recentemente i colleghi dell’aerea isontina.
Gli stessi Servizi sono stati coinvolti in qualità di formatori professionisti anche in due importanti eventi formativi organizzati dal Servizio di Trieste: un confronto multiprofessionale e interdisciplinare tra Servizi con competenze e mission diverse, in un’ottica di lavoro di rete. 
Il nostro obiettivo infatti è quello di creare una continuità organizzativa nella rete dei Servizi nel proprio contesto di vita e in collaborazione con le famiglie, con il vantaggio di poter creare un corridoio privilegiato per la persona che potrà usufruire dell’intervento più idoneo alle sue necessità e al suo stato di gravità, senza attese, senza interruzione del suo percorso diagnostico terapeutico. Tale continuità favorisce inoltre un passaggio fra Strutture ospedaliere e territoriali diverse senza “fratture terapeutiche”. Siamo sicuramente all’inizio di un progetto ambizioso, ma la collaborazione dei vari Servizi e del privato sociale ci permettono di portare avanti una delle mission del Dipartimento di Salute Mentale di cui facciamo parte e che consiste nel trovare risposte efficaci che permettano di mantenere il proprio contesto di vita.

Può fornirci qualche dato sull’utenza del Servizio? 
Negli ultimi due anni abbiamo assistito ad un aumento importante delle richieste di aiuto: dalle 60 nuove richieste del 2018 passiamo a 90 nuovi accessi nel 2019, aumentati ancora a 119 nel 2020. Considerando le prese in carico già in essere, nel 2020 circa 200 sono state le persone che hanno ricevuto interventi da parte del Servizio. La fascia d’età maggiormente rappresentata è quella tra i 18 e i 29 anni (ricordo che il Servizio ad oggi non segue la fascia d’età inferiore ai 16 anni). In media i percorsi terapeutici sono più intensivi nei primi due anni di presa in carico, successivamente si verifica una riduzione degli incontri. 
Mi preme sottolineare due dati interessanti verificatisi durante la pandemia: da un lato un aumento di richieste di persone che soffrono di binge eating, senza comportamenti di compenso e conseguente tendenza all’obesità. Dall’altro, un aumento di richieste da parte di giovani uomini; il genere maschile accede più difficilmente ai servizi pubblici per richiedere un aiuto. Questo ci riporta al dato che il disturbo alimentare nel genere maschile continua ad essere un dato sottostimato.
Circa il 30% delle persone seguite in regime ambulatoriale dal Servizio di Trieste necessiterebbe di interventi più intensivi (Centro Diurno e pasti assistiti). Per garantire il principio di prossimità delle cure, la contiguità strutturale con l’ambulatorio specialistico e la condivisione dell’equipe multidisciplinare, andrebbe sicuramente rafforzata l’equipe.

C’è un progetto a cui sta lavorando attualmente o del recente passato che le sta particolarmente a cuore? 
Per noi la persona è al centro di ogni progetto. Da diversi mesi, attraverso il programma di Centro Diurno Diffuso del nostro Dipartimento di Salute Mentale, lavoriamo con alcune associazioni del territorio per l’organizzazione di attività terapeutiche finalizzate alla consapevolezza del proprio corpo, alla socializzazione in contesti reali e alla stimolazione emotiva, rivolte prevalentemente alla fascia giovanile tra i 16 e i 25 anni. Tra queste cito il percorso riabilitativo-emozionale che si svolge presso un maneggio dell’altipiano triestino (pet therapy), gli incontri di mindfulness e yoga e i laboratori di arteterapia.
Tra i progetti futuri vi è sicuramente quello di lavorare, in collaborazione con gli altri Servizi dell’ASUGI, sulla prevenzione e promozione della salute nelle scuole, ma anche attraverso incontri con i genitori per fornire loro lo strumento per poter dialogare con i figli. Preziosissimo sarà l’aiuto fornito dall’Associazione per i familiari Fenice FVG e la presenza dei gruppi di auto aiuto.  

Qual è secondo lei l’aspetto più significativo della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla? 
Usiamo spesso dire nel nostro Servizio che le persone che seguiamo sono le/gli “invisibili”: il disturbo del comportamento alimentare è spesso nascosto, non capito o conosciuto; tante ragazze e ragazzi sono studenti, universitari, lavoratori, persone con molte risorse intellettive e culturali ma che soffrono nel loro privato, senza che gli altri possano vedere cosa sta accadendo. Credo che la giornata del Fiocchetto Lilla sia fondamentale nel dare a queste persone e ai loro familiari una voce, nel sensibilizzare la popolazione rispetto a questa problematica. 
Quale messaggio desidera lanciare alle persone, in particolare ai giovani, che soffrono di DCA?
Vorrei dire loro che nel momento in cui si accorgono che la loro scelta di “controllo” non le aiuta a trovare la felicità sperata e che anzi le sta portando a perdere di vista le cose per loro importanti (amici, scuola, famiglia) ne parlino. Noi cerchiamo sempre di creare un momento di ascolto attento e rispettoso, già dalla prima telefonata. Spesso infatti si ha la paura di non essere capiti o supportati, è presente un senso di vergogna, ed è solo attraverso un ascolto attento e un continuo accompagnamento che la persona può iniziare un processo di cambiamento.

Dott.ssa Corinna Michelin Responsabile presso il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare (Monfalcone)

Dott.ssa Corinna Michelin Responsabile presso il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare (Monfalcone)

Dott.ssa Michelin, di cosa si occupa il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare di Monfalcone cui lei è responsabile?
Il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare è composto da un’équipe multidisciplinare interservizi che si occupa della diagnosi, valutazione e trattamento di minori e adulti con Disturbi del Comportamento Alimentare, uno dei problemi di salute più comuni tra gli adolescenti e i giovani adulti. Le patologie più note sono l’Anoressia nervosa, la Bulimia nervosa e il Disturbo da alimentazione incontrollata (Binge eating), ma all’interno di queste classificazioni si presentano quadri sintomatici molto diversi e mutevoli che, se non trattati adeguatamente e precocemente, possono danneggiare in modo importante il funzionamento psico-fisico e sociale dell’individuo.
Nel nostro Centro sono attivi l’ambulatorio specialistico e, dal 2018, anche il Centro diurno, per l’età adulta e per l’età evolutiva. Centro diurno e ambulatorio condividono la stessa équipe multiprofessionale con una formazione comune, di cui fanno parte tre psicologhe/psicoterapeute, un’educatrice professionale, due dietiste, un medico psichiatra, un medico internista, un neuropsichiatra infantile e un pediatra. Questo ci consente di garantire la continuità della cura senza passaggi tra servizi diversi al compimento della maggiore età.
Il Centro di Monfalcone opera con tutti i nodi della rete all’interno di un sistema integrato di cui fanno parte i DSM, i Dipartimenti di Prevenzione, i Sevizi delle dipendenze, le Neuropsichiatrie infantili, i Servizi sociali e le Agenzie educative. Inoltre collaboriamo attivamente con le associazioni di volontariato del territorio per attivare percorsi di informazione, psicoeducazione, sensibilizzazione informali per le persone in carico, i loro familiari e per persone interessate al disturbo.

Può fornirci qualche dato sull’utenza del Servizio 
Il numero di persone che chiedono aiuto al Centro è sempre in aumento: le persone in carico con prestazioni nel 2018 sono state 107 adulti e 49 minori, nel 2019 137 adulti e 51 minori, nel 2020 191 dei quali 68 minori. La fascia d’età con maggiori richieste è quella che va dai 18 ai 24 anni, seguita da quella tra i 15 e i 17. Anche i piccolissimi nel 2020 sono stati in aumento con 31 persone in carico al di sotto dei 14 anni evidenziando come la soglia dell’età d’esordio del disturbo si stia abbassando.
La patologia più diffusa, come è stato evidenziato anche dall’Osservatorio Regionale, è l’Anoressia, ma i disturbi meno classici come, ad esempio, il Binge Eating Disorder rappresentano l’altro 50% di richieste. 
Il percorso di cura delle persone con un DCA, sia minori che adulti è lungo: in media dopo il primo anno a più alta intensità ci sono un paio d’anni di lenta riduzione degli interventi e di monitoraggio da parte del Centro, per evitare ricadute. 

Ci vuole parlare di un progetto in questo ambito a cui sta lavorando che le sta particolarmente a cuore?
Nell’ultimo anno, visto l’isolamento generato dal lock down soprattutto nei giovani, il Centro ha cercato di tutelare l’aspetto relazionale, già critico nella patologia del DCA.  Abbiamo quindi utilizzato sistemi informatici che ci consentissero di rimanere sempre in contatto, anche visivo, con le persone in carico e abbiamo così aggiunto la possibilità di fare colloqui, pasti assistiti, attività di gruppo, non solo in presenza ma anche da remoto, senza interrompere l’attività clinica e riabilitativa in atto.  
La direttrice del DSM, dott.ssa Pascolo-Fabrici, ha destinato una quota delle attività fatte in collaborazione con il privato sociale alle persone in carico al centro DCA per l’attivazione del progetto COLLETTIVA DCA. Si tratta di un’iniziativa pensata soprattutto per i giovani che non potevano andare a scuola a causa del Covid e che ha positivamente impattato sul loro percorso terapeutico. 
Sono laboratori creati presso il centro e nel territorio in collaborazione con il privato sociale, che hanno ampliato l’offerta delle alternative riabilitative in modo da raggiungere le persone che non potevamo più avere contemporaneamente nei locali del centro (teatro, sartoria, patchwork, mosaico, maneggio). 

Qual è secondo lei l’aspetto più significativo della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla?
Il disturbo del comportamento alimentare è ancora poco conosciuto e spesso succede che quando le persone chiedono aiuto il DCA si sia già cronicizzato ed è più difficile intervenire. È importante quindi far sapere alle persone che si deve chiedere aiuto prima possibile e che ASUGI ha dei Centri specializzati che se ne possono occupare, in rete con i servizi ospedalieri e del territorio. È necessario, inoltre, per far sapere che anche le famiglie hanno bisogno di aiuto perché questa patologia coinvolge spesso il nucleo familiare in un cambiamento importante. 
A livello locale quest’anno l’Associazione Fenice FVG ha deciso di dedicare la giornata del Fiocchetto Lilla ai Centri DCA di ASUGI e coinvolgerà Enti Locali e Azienda Sanitaria per descrivere quello che questi centri hanno attivato e farli conoscere alla popolazione in modo che possa chiedere aiuto. L’Associazione parlerà soprattutto attraverso la voce delle persone che hanno attraversato un periodo di sofferenza e dei loro familiari, più che degli “addetti ai lavori”, che a questi Centri si sono rivolti e che hanno piacere di descrivere il loro percorso per dire, citando la presidente di Fenice FVG Donatella Martini, che “Insieme si può!”.

Quale messaggio desidera lanciare alle persone, in particolare ai giovani, che soffrono di DCA?
Il mio messaggio è: chiedete aiuto subito, non aspettate. Prima si interviene e più è efficace l’intervento.  Guarire da un DCA in giovane età significa, come dico sempre alle persone che seguo e alla mia equipe,  trasformare un disagio in una risorsa, perché permette di reagire ad un momento difficile e di sofferenza e di acquisire una “cassetta degli attrezzi” con degli strumenti di conoscenza di sé e dei propri meccanismi di funzionamento che possono servire in ogni momento della vita, anche nel futuro, per far fronte in modo resiliente alle difficoltà che si possono incontrare nel percorso naturale della vita di ognuno di noi.